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Cosa succede dopo una dimissione protetta dall’ospedale? I servizi su cui puoi contare subito

📅 21 Agosto 2026✍️ di Renato Salvatori⏱️ 4 min di lettura

Dopo una dimissione protetta parte subito la continuità assistenziale. La struttura ospedaliera invia la segnalazione ai servizi territoriali, viene definito un piano di cura personalizzato e si attivano le prime prestazioni a domicilio. Un referente unico coordina visite, farmaci, ausili e contatti con la famiglia.

Cosa parte nelle prime 72 ore

Il passaggio è rapido. Lo scopo è evitare vuoti di assistenza e riammissioni.

  • Contatto della Centrale Operativa Territoriale o del Punto Unico di Accesso dell’ASL.
  • Assegnazione di un case manager (di solito infermiere o assistente sociale).
  • Attivazione dell’Assistenza domiciliare integrata in base ai bisogni clinici e sociali.
  • Prime prestazioni: medicazioni, gestione cateteri, terapia, monitoraggio parametri.
  • Prescrizione e fornitura di ausili prioritari (deambulatore, materasso antidecubito, ossigeno).
  • Programmazione della riabilitazione precoce se indicata.

Se la situazione è instabile, possono essere proposte cure intermedie in struttura per alcuni giorni, prima del rientro a casa.

Chi coordina e come contattarlo

Il case manager è il riferimento. Pianifica gli accessi, verifica l’aderenza alla terapia, aggiorna i professionisti coinvolti e si interfaccia con la famiglia.

Il contatto arriva di norma per telefono entro 24-72 ore. Se non accade, ci si rivolge al PUA della propria ASL (recapiti sul sito aziendale) o al medico di medicina generale. Per necessità non urgenti è utile il 116117.

Quando servono scelte complesse, interviene l’Unità di Valutazione Multidimensionale. La UVM definisce il profilo di bisogno e approva il Piano Assistenziale Individuale (PAI).

Assistenza a domicilio: cosa include

L’ADI è modulata per intensità. Il pacchetto base copre prestazioni infermieristiche, educazione terapeutica e supporto all’autonomia. Nei livelli più alti integra fisioterapia, operatori socio-sanitari e telemonitoraggio.

  • Infermiere: terapia, medicazioni, gestione accessi venosi e nutrizione enterale.
  • Fisioterapista: mobilizzazione, training al cammino, prevenzione cadute.
  • OSS: igiene personale, aiuto nei pasti, posizionamenti antidecubito.
  • Medico di base: regia clinica, ricette, certificazioni.
  • Specialisti: visite programmate in base alla patologia.

Per le forniture protesiche, la richiesta parte dal medico. La consegna degli ausili essenziali avviene in via prioritaria. Gli altri dispositivi seguono i tempi del servizio protesica dell’ASL.

Le prestazioni ADI rientrano nei LEA. Non è previsto ticket. Restano a carico della famiglia servizi extra non inclusi, come badante privata o estensioni orarie non autorizzate.

Quando servono strutture: cure intermedie, RSA, hospice

Se il domicilio non è sicuro o serve riabilitazione intensiva, l’equipe può proporre un transito in cure intermedie o in una Residenza Sanitaria Assistenziale temporanea. L’obiettivo è stabilizzare il quadro e addestrare caregiver e paziente.

Per patologie avanzate con bisogni complessi di controllo del dolore, si attivano le cure palliative domiciliari o l’hospice, secondo valutazione multidisciplinare.

Sostegni per famiglia e caregiver

La famiglia non è lasciata sola. Durante le prime visite si fa addestramento pratico su sollevamenti sicuri, gestione presidi, terapia e segnali d’allarme. Vengono consegnate schede semplici con i recapiti utili e un diario clinico.

Il servizio sociale valuta i carichi assistenziali e orienta a misure di sollievo: assistenza domiciliare comunale (SAD), centri diurni, trasporto sociale, contributi economici locali. Si attivano, quando possibili, pratiche per invalidità civile e benefici lavorativi per il caregiver.

Dove disponibile, si propone teleassistenza. Allerta rapida in caso di criticità e promemoria terapie riducono il rischio di ricovero evitabile.

Documenti e informazioni da avere subito

  • Lettera di dimissione con diagnosi, terapia, piani di controllo e contatti.
  • Elenco farmaci aggiornato, con dosi e orari.
  • Prescrizioni per ausili, medicazioni e visite di controllo.
  • Recapito del case manager e del PUA.
  • Indicazioni su segni d’allarme e numeri da chiamare.

Una copia va consegnata al medico di base entro pochi giorni. Serve per allineare terapia, ricette e certificati.

Costi, esenzioni e tempi

L’ADI è garantita dal SSN. I tempi di avvio variano per carico di domanda e area, ma i casi fragili hanno priorità. Il SAD comunale può prevedere compartecipazione in base all’ISEE. Protesica e ossigenoterapia seguono i regolamenti regionali.

Per ridurre attese: tenere pronti documenti anagrafici e sanitari, ISEE aggiornato per l’eventuale SAD, recapiti dei familiari di riferimento, consenso al trattamento dati per la condivisione tra servizi.

Come prepararsi al rientro a casa

Prima dell’uscita, chiedere un check dell’abitazione: letto accessibile, spazi liberi da ostacoli, bagno sicuro, percorsi senza tappeti. Valutare un campanello di allarme o un telefono facile.

Concordare il primo accesso a domicilio e la consegna degli ausili. Organizzare la terapia per la prima settimana, con blister o planner giornaliero.

Stabilire chi fa cosa in famiglia. Un referente unico per i contatti con i servizi evita errori e ritardi.

Se qualcosa non funziona

Segnalare subito al case manager disservizi, ritardi o aggravamenti. In assenza di risposta, contattare PUA/ASL e medico di base. Per urgenze cliniche chiamare il 112.

La dimissione protetta è un ponte. Funziona quando ospedale, territorio e famiglia camminano insieme, con obiettivi chiari e verifiche regolari.

Renato Salvatori

Renato Salvatori ha coordinato programmi di supporto per malati cronici e svolge attività di accompagnamento agli utenti nei percorsi terapeutici. È interessato all’innovazione nei servizi alla persona e propone focus su integrazione sociale e assistenza continua.